La Bottega del Maestro Coltellinaio Paolo Pinna a Mamoiada - Prima Parte
Published at : 12 Dec 2025
Paolo Pinna ha un piccolo laboratorio artigiano dove crea coltelli, resolje, per meglio dire. «Ancora a livello di hobby. Prima di vendere le mie creazioni vorrei perfezionarmi ancora. Ma non ho dubbi: la mia è stata una scelta giusta, voglio fare il maestro di coltelli, l’artigiano». Una piccola casa nel rione Sa pratha manna e un garage vicino dove stanno stipate tutte le attrezzature, da coltellinaio antico. Praticamente l’unico, nel paese dove fino a vent’anni fa avevano bottega tziu Prospero Piras e tziu Busia che - oltre a forgiare i coltelli a serramanico - accudivano gli ottanta gioghi di buoi dei contadini soprattutto per forgiare sas pinnas, i caratteristici due spicchi di ferro per gli zoccoli degli animali. Ma un laboratorio artigiano come quelli di una volta. Oggi che i contadini di Mamoiada fanno un mestiere motorizzato, una ricerca di mercato direbbe: che disastro. «Ma è quello che voglio fare. E in ogni caso io lavoro soprattutto i coltelli». Che, esposti in vetrina, vengono ammirati (e desiderati) dai collezionisti più occhiuti. Paolo Pinna non lo dice, ma in paese ricordano tutti il sorriso estasiato del senatore Francesco Cossiga, grande intenditore peraltro, quando gli arrivò in dono una resolja mamoiadina. «Questo è un mestiere di cuore e di testa. Il mestiere ideale per uno di poche parole. Paolo Pinna è un autodidatta. Così, si arrangia da solo, fucina fuoco incudine e le affascinanti storie d’acciaio e di lame della civiltà araba. Se un imprinting lo ha avuto, forse è una questione di odori, di atmosfere. «Quella del laboratorio di un vecchio zio fabbro, a Pozzomaggiore, il paese di mio padre». Nel garage, che d’estate si riempie di turisti curiosi, una bacheca per i cimeli. C’è una spada del Seicento, sa daga si chiamava, impugnatura di corno di muflone e la lama spezzata. Paolo spiega con questa la differenza tra resolja e leppa. «La prima, più recente, era ed è ancora per i pastori, un coltello da lavoro. La seconda, arma più nobile, era lo spadino che i ragazzi avevano diritto di portare appena diventati adulti», sono le storie che piacciono, e che lui racconta mentre affila una lama.